Ciao, sono Eva Minazzato, biologa nutrizionista del team di Nutrizione Sana. Ogni giorno lavoro con passione per promuovere un’alimentazione consapevole e bilanciata, aiutando le persone a orientarsi nel mare di informazioni, spesso fuorvianti, che circolano sul tema della nutrizione.
Le fake news alimentari rappresentano un ostacolo importante per chi desidera migliorare il proprio stile di vita. Credenze errate possono influenzare negativamente le scelte quotidiane, mettendo a rischio la salute. In questo articolo ho deciso di affrontare alcuni dei miti più diffusi, smascherandoli con dati e informazioni basate sulla scienza. Credo fermamente che scegliere consapevolmente cosa mangiamo sia il primo passo per prenderci cura del nostro benessere.
Tabella dei Contenuti
Introduzione alle Fake News sull’Alimentazione
Cosa sono le Fake News e come si diffondono
Le fake news sono notizie false o ingannevoli create e diffuse con lo scopo di manipolare, ingannare o semplicemente attirare l’attenzione. Si propagano rapidamente attraverso social media, blog, siti web non verificati e persino anche all’interno di gruppi di messaggistica privata.
In ambito alimentare, queste informazioni errate possono creare dei falsi miti ed essere particolarmente dannose perché influiscono direttamente sulle scelte di salute ed il benessere delle persone.
La facilità con cui le fake news si diffondono è dovuta a diversi fattori, come la semplicità e l’immediatezza.
Spesso, infatti si viene attratti da titoli accattivanti e contenuti semplificati che sono più facili da condividere rispetto ad articoli scientifici. Inoltre le persone tendono a credere facilmente a ciò che conferma le proprie idee preesistenti. Infine spesso, queste false notizie, sono divulgate da persone o da pagine che sembrerebbero autorevoli, ma che non lo sono realmente.
Fake News e Alimentazione: Perché è un Problema Diffuso
L’alimentazione è un tema che suscita da sempre interesse e discussione. Ogni giorno tutti noi veniamo bersagliati da consigli su cosa mangiare od evitare per vivere sani e in forma. Tuttavia, non tutte queste informazioni sono verificate. Queste notizie, spesso prive di fondamento scientifico, possono avere conseguenze dannose sulla salute, creare drastici e repentini cambi di peso e modificare, spesso erroneamente, le proprie scelte e decisioni alimentari.
L’Impatto delle Fake News su Salute, Peso e Scelte Alimentari
La Salute
Uno dei rischi principali legati alla diffusione di informazioni errate sull’alimentazione è rappresentato dalle carenze nutrizionali. Quando si seguono consigli non supportati da evidenze scientifiche, come quelli che suggeriscono di eliminare intere categorie di alimenti (ad esempio carboidrati o grassi), si rischia di incorrere in squilibri nutrizionali.
Ogni gruppo di alimenti ha un ruolo specifico per il buon funzionamento del nostro organismo, e privarsene senza una reale necessità, può compromettere il benessere fisico.
Inoltre, per chi soffre di patologie croniche come il diabete o l’ipertensione, seguire diete sbagliate può aggravare ulteriormente la situazione. Leggi qui per saperne di più sull’alimentazione per diabete e qui invece per approfondire in cosa consiste l’alimentazione per Ipertensione Arteriosa.
Spesso, le fake news propongono rimedi miracolosi che, anziché migliorare lo stato di salute, lo peggiorano, portando a complicanze anche gravi.
Il Peso
Anche il peso corporeo è fortemente influenzato dalle false credenze nutrizionali. Le diete sbilanciate e le promesse di un dimagrimento facile spesso determinano repentine perdite di peso accompagnate dal quasi immediato recupero, comportando un fenomeno sempre più comune, il cosiddetto effetto yo-yo.
Le diete basate su informazioni non scientifiche possono causare oscillazioni di peso continue, rendendo sempre più difficile mantenere una forma fisica sana e stabile. Questo alternarsi di perdita e recupero di peso può avere un impatto negativo sul proprio metabolismo, ma anche sul benessere psicologico, rischiando di indurre l’insorgenza di un disturbo del comportamento alimentare.
I Falsi Miti Più Comuni sull’Alimentazione
In questo articolo esploreremo alcune delle credenze più comuni e analizzeremo insieme la realtà scientifica che si cela dietro di esse.
I carboidrati fanno ingrassare
Questo mito è tra i più radicati e diffusi. Si pensa spesso che i carboidrati siano la causa principale dell’aumento di peso, ma la realtà è ben diversa.
I carboidrati sono una fonte essenziale di energia per il nostro organismo, e il loro consumo bilanciato è fondamentale per garantire il benessere. A far ingrassare non sono i carboidrati, ma l’eccesso calorico complessivo in una dieta sbilanciata.

È importante scegliere fonti di carboidrati di qualità, come cereali integrali, legumi ecc, che rilasciano energia lentamente e aiutano a mantenere stabili i livelli di zucchero nel sangue. Evitare i carboidrati può determinare carenze energetiche, affaticamento e difficoltà di concentrazione.
Leggi l’articolo L’importanza dei Carboidrati: perche non fanno ingrassare e come sceglierli.
Bere latte fa ingrassare
Un’altra convinzione diffusa è che il latte faccia ingrassare. Questo alimento viene spesso demonizzato per il suo contenuto di grassi, ma è una paura infondata.
Il latte è ricco di nutrienti essenziali come proteine di alta qualità, calcio, vitamine e minerali. Consumare latte in quantità adeguate non solo non fa ingrassare, ma può aiutare a mantenere ossa e muscoli in salute. Per chi desidera controllare l’apporto calorico, il latte scremato o parzialmente scremato è una valida alternativa. La chiave, come sempre, è l’equilibrio: inserirlo in una dieta varia ed equilibrata ne massimizza i benefici senza apportare calorie eccessive.
Il caffè fa male
Spesso il caffè viene percepito come una bevanda dannosa per la salute, ma questa credenza è lontana dalla verità.
In realtà, il caffè, consumato con moderazione (circa 2-3 tazzine al giorno), offre numerosi benefici.
Contiene antiossidanti e può migliorare la concentrazione, la memoria e le performance fisiche. Studi recenti suggeriscono anche che il consumo moderato di caffè potrebbe ridurre il rischio di malattie neurodegenerative come il Parkinson e l’Alzheimer. È importante però non abusarne, poiché un consumo eccessivo può causare insonnia, nervosismo o acidità di stomaco. Inoltre, attenzione a come il caffè viene consumato come l’aggiunta di zuccheri.

I grassi saturi fanno male
Per anni i grassi saturi sono stati considerati il nemico numero uno della salute cardiovascolare. Oggi sappiamo che non tutti i grassi saturi sono uguali.
Mentre un consumo eccessivo di grassi saturi può aumentare i livelli di colesterolo LDL (il cosiddetto “colesterolo cattivo”), quantità moderate provenienti da fonti, come latticini e carne magra, possono essere incluse in una dieta equilibrata. È però fondamentale bilanciare i grassi saturi con quelli insaturi, presenti in alimenti come olio extra vergine di oliva, frutta secca e pesce, per favorire la salute del cuore e del sistema circolatorio.
Perché fa male bere acqua durante i pasti?
Un mito meno conosciuto, ma ancora diffuso, è che bere acqua durante i pasti possa compromettere la digestione. Alcuni sostengono che l’acqua diluisca i succhi gastrici, rallentando il processo digestivo.
La scienza smentisce questa credenza. Bere acqua durante i pasti può aiutare a rendere più fluida la digestione, facilitando il transito degli alimenti. L’unico accorgimento è evitare di bere in eccesso, ma un bicchiere d’acqua a tavola è assolutamente benefico e contribuisce alla corretta idratazione.

Il Glutine e Altri Fraintendimenti Nutrizionali
Negli ultimi anni, il glutine è diventato uno degli argomenti più discussi in ambito alimentare. Sempre più persone scelgono di eliminare questo elemento dalla propria dieta, anche in assenza di una diagnosi di celiachia o sensibilità al glutine. Tuttavia, questa scelta si basa spesso su informazioni errate e pregiudizi nutrizionali.
In questo articolo esploreremo i principali fraintendimenti legati al glutine, cercando di fare chiarezza sulla sua reale influenza sulla salute e sul peso.
Mangiare glutine fa male?
Uno dei miti più diffusi è che il glutine faccia male a tutti, una credenza che ha portato molte persone ad adottare diete senza glutine senza un reale motivo medico.
Il glutine è una proteina presente in cereali come grano, orzo, segale ecc. Per la maggior parte delle persone, il glutine non è nocivo e può essere parte di una dieta equilibrata. Tuttavia, esistono condizioni specifiche in cui il consumo di glutine deve essere evitato:
Celiachia
>> Una malattia autoimmune in cui il glutine danneggia la mucosa intestinale.
Sensibilità al glutine non celiaca
>> Una condizione che causa sintomi gastrointestinali simili alla celiachia, ma senza il coinvolgimento del sistema immunitario.
Allergia al grano
>> Una reazione allergica che richiede l’esclusione di tutti i prodotti a base di grano, e di conseguenza anche moltissimi alimenti contenenti il glutine.
Per chi non presenta queste condizioni, non esistono evidenze scientifiche che dimostrino che il glutine sia dannoso. Anzi, alimenti che contengono glutine, come pane e pasta integrale, possono apportare fibre, vitamine del gruppo B e altri nutrienti essenziali.
Il glutine fa ingrassare?
Un altro fraintendimento comune è che il glutine sia responsabile dell’aumento di peso e che eliminarlo dalla dieta porti automaticamente ad un dimagrimento.
Il glutine di per sé non fa ingrassare, così come non fa dimagrire eliminarlo. Il peso corporeo è determinato dall’equilibrio tra calorie assunte e calorie consumate, indipendentemente dalla presenza o assenza di glutine nella dieta.
Ciò che spesso accade è che, eliminando il glutine, si riduce il consumo di alimenti trasformati e ricchi di zuccheri e grassi, come prodotti da forno industriali e snack. Questo cambiamento, più che l’assenza del glutine di per sé, può portare a una diminuzione del peso e alla falsa credenza che sia il glutine il responsabile.
Tuttavia, molte alternative senza glutine disponibili in commercio sono altamente processate e possono contenere più calorie, zuccheri e grassi rispetto ai prodotti tradizionali, rendendo quindi controproducente l’adozione di una dieta senza glutine per motivi di dimagrimento.
Zucchero di Canna, Miele e Dolcificanti: Verità e Bugie
Argomento di dibattito e spesso fonte di disinformazione è diventato anche il consumo di zucchero, miele e dolcificanti. Molti si interrogano su quale sia l’opzione migliore per la propria salute e forma fisica, ma è facile cadere vittima di falsi miti e idee sbagliate.
Lo zucchero di canna fa male?
Uno dei miti più diffusi è che lo zucchero di canna sia una scelta “più sana” rispetto allo zucchero bianco.
Questo mito si basa principalmente sull’aspetto grezzo e sul colore marrone dello zucchero di canna, che lo fanno sembrare più naturale.
Dal punto di vista nutrizionale, lo zucchero di canna e quello bianco sono pressoché identici. Entrambi sono costituiti principalmente da saccarosio e apportano circa 4 kcal per grammo. La differenza principale sta nella presenza di una minima quantità di melassa nello zucchero di canna, che gli conferisce il colore ambrato e un lieve retrogusto di caramello. Tuttavia, i minerali presenti nella melassa (come il calcio e il potassio) sono in quantità così ridotte da non avere un impatto significativo sulla salute.
In conclusione sia lo zucchero bianco che lo zucchero di canna dovrebbero essere consumati con moderazione, poiché un eccesso di zuccheri può contribuire allo sviluppo di obesità, diabete e altre patologie metaboliche.
Il miele fa ingrassare?
Il miele è spesso percepito come un’alternativa più naturale e salutare allo zucchero, ma c’è chi teme che possa contribuire all’aumento di peso.
Il miele è un alimento naturale prodotto dalle api e contiene principalmente glucosio e fruttosio. Dal punto di vista calorico, il miele apporta circa 300 kcal per 100 g, leggermente meno dello zucchero bianco, che ne apporta circa 400. Tuttavia, essendo più dolce dello zucchero, spesso ne basta una quantità minore per ottenere lo stesso grado di dolcezza.
Il miele, inoltre, contiene piccole quantità di vitamine, minerali e antiossidanti. Per quanto riguarda l’effetto sul peso, il miele non ingrassa di per sé: ciò che conta, come sottolineato più volte in questo articolo, è l’apporto calorico totale della dieta. Il miele può quindi essere una valida alternativa allo zucchero, ma va consumato con moderazione.
Dolcificanti zero calorie: pro e contro
I dolcificanti a zero calorie, come aspartame, stevia e sucralosio, sono sempre più utilizzati come sostituti dello zucchero per ridurre l’apporto calorico senza rinunciare al gusto dolce. Ma sono davvero sicuri? E quali sono i loro limiti?
I dolcificanti artificiali e naturali a zero calorie sono ampiamente studiati ed, entro le dosi giornaliere raccomandate, sono considerati sicuri per la salute dalla maggior parte delle autorità sanitarie, come l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare). Questi dolcificanti non apportano calorie e non influenzano i livelli di zucchero nel sangue, rendendoli particolarmente utili per chi soffre di diabete o per chi desidera perdere peso.
Abitudine al gusto dolce
L’uso frequente di dolcificanti può mantenere o aumentare la preferenza per i sapori dolci, rendendo difficile ridurre il consumo di zuccheri nel lungo termine.
Effetti sul microbiota
Alcuni studi suggeriscono che dolcificanti come il sucralosio potrebbero influire negativamente sul microbiota intestinale, anche se la ricerca è ancora in corso e i risultati non sono definitivi.
I dolcificanti a zero calorie possono essere un’alternativa allo zucchero per chi vuole ridurre l’apporto calorico, ma non dovrebbero diventare un sostituto abituale e incontrollato. Il mio consiglio è pertanto di non utilizzarli e di andare a ridurre progressivamente gli zuccheri aggiunti, riducendo l’abitudine della ricerca di dolce.
Saltare i Pasti e Diete Estreme: Quello che Devi Sapere
Nel tentativo di perdere peso rapidamente, molte persone ricorrono a strategie nutrizionali estreme come saltare i pasti o seguire diete rigide basate su orari specifici. Queste pratiche, tuttavia, non solo sono insostenibili, ma possono avere effetti negativi sulla salute e sul metabolismo. In questo articolo, analizziamo due falsi miti diffusi: l’idea che saltare i pasti faccia dimagrire e che mangiare di notte faccia ingrassare.
Saltare i pasti fa dimagrire?
Una delle convinzioni più diffuse è che saltare i pasti possa aiutare a perdere peso, ma la realtà è molto più complessa.
Saltare i pasti non è una strategia efficace per dimagrire e può avere effetti negativi sul metabolismo e sul comportamento alimentare. Quando si salta un pasto, il corpo può entrare in una sorta di “modalità di conservazione”, riducendo il dispendio energetico per preservare energia. Inoltre, questa abitudine può portare a un maggiore senso di fame durante i pasti successivi, aumentando il rischio di abbuffate o di scelte alimentari poco equilibrate.
Uno studio ha dimostrato che le persone che saltano regolarmente i pasti tendono a consumare una quantità maggiore di calorie nel corso della giornata. Inoltre, saltare pasti importanti come la colazione è stato associato a un peggioramento del controllo della glicemia e ad un aumento del rischio di sviluppare disturbi metabolici.
Mangiare di notte fa ingrassare?
Un altro mito molto diffuso è che mangiare durante le ore serali o notturne faccia ingrassare più che mangiare durante il giorno. Il corpo umano non “ingrassa di più” semplicemente perché si mangia di notte. L’aumento di peso è determinato principalmente dall’eccesso calorico totale. Tuttavia, mangiare di notte può essere problematico per altre ragioni:
Scelte alimentari meno salutari
- Durante la notte, si tende spesso a consumare snack ad alto contenuto calorico, zuccheri e grassi, che possono facilmente superare il fabbisogno calorico giornaliero.
Alterazioni del ritmo circadiano
- Mangiare troppo tardi può interferire con i ritmi naturali del corpo, influenzando il sonno e il metabolismo. Questo può portare a un aumento del rischio di obesità e disturbi metabolici nel lungo termine.
Associazione emotiva
- Il mangiare di notte è spesso legato a fame emotiva o abitudini scorrette, piuttosto che a una reale necessità nutrizionale. Uno studio ha rilevato che il consumo di grandi quantità di cibo nelle ore serali, in combinazione con uno stile di vita sedentario, può contribuire all’aumento di peso, ma non per l’orario in sé, bensì per l’apporto calorico complessivo.
I Grassi Sono Veramente Dannosi?
I grassi sono stati al centro di un acceso dibattito in ambito nutrizionale. Spesso demonizzati, vengono
associati a problemi di salute come obesità e malattie cardiovascolari. Ma è davvero così? In questo articolo
faremo chiarezza sul ruolo dei grassi nella dieta, distinguendo tra i grassi “buoni”, essenziali per il nostro
organismo, e quelli “cattivi” che possono risultare dannosi se consumati in eccesso.
I Grassi Sono Dannosi?
La credenza che tutti i grassi siano dannosi è uno dei miti più diffusi e fuorvianti in ambito nutrizionale. La realtà è molto diversa: i grassi sono un macronutriente fondamentale per il corpo umano. Essi svolgono funzioni cruciali, come:
- Fornire energia a lungo termine.
- Facilitare l’assorbimento di vitamine liposolubili (A, D, E, K).
- Contribuire alla produzione di ormoni.
- Proteggere organi vitali e isolare termicamente il corpo.
La differenza tra grassi “buoni” e “cattivi”
Non tutti i grassi sono uguali. Esistono due principali categorie:
Grassi insaturi (i “buoni”)
Si trovano in alimenti come olio extra vergine di oliva, avocado, frutta
secca e pesce. Sono noti per i loro benefici sulla salute cardiovascolare, poiché aiutano a ridurre i
livelli di colesterolo LDL (il “cattivo”) e a migliorare quello HDL (il “buono”).
Grassi saturi (i “cattivi”, da consumare con moderazione)
Sebbene abbiano un ruolo nella dieta, un consumo eccessivo può aumentare i livelli di colesterolo LDL, con un conseguente rischio di malattie cardiovascolari.
I grassi, quindi, non sono intrinsecamente dannosi, ma è fondamentale scegliere le fonti giuste e
bilanciarne l’assunzione.
Quali Sono i Grassi Saturi?
I grassi saturi sono un tipo di grasso che, a livello chimico, non presenta doppi legami tra gli atomi di carbonio. Questo li rende solidi a temperatura ambiente, come nel caso del burro e dello strutto.
Un consumo elevato di grassi saturi è stato collegato a:
- Aumento del colesterolo LDL.
- Maggiore rischio di malattie cardiovascolari.
- Incremento dell’infiammazione nel corpo.
Tuttavia, recenti studi suggeriscono che l’effetto dei grassi saturi sulla salute dipenda anche dalla loro fonte e dal contesto generale della dieta. Per esempio, i grassi saturi derivati da alimenti basilari come il latte intero o il cioccolato fondente potrebbero non avere lo stesso impatto negativo dei grassi presenti in cibi ultraprocessati.
Alimenti che Contengono Grassi Saturi
Ecco alcuni alimenti comuni che contengono grassi saturi:
Categoria | Prodotti |
---|---|
Prodotti animali | Burro e lardo, Formaggi stagionati, Carne rossa (soprattutto tagli grassi), Latte intero e panna |
Alimenti trasformati | Snack confezionati (patatine, biscotti), Prodotti da forno industriali (croissant, torte), Fast food |
Fonti naturali | Olio di cocco e di palma, Cioccolato fondente |
Bilanciare i grassi nella dieta
Un apporto equilibrato di grassi è essenziale per mantenere la salute e prevenire patologie. Le linee guida nutrizionali raccomandano di limitare i grassi saturi a meno del 10% delle calorie giornaliere totali e di aumentare il consumo di grassi insaturi.
Al fine di garantire una dieta equilibrata è importante, quindi, moderare l’assunzione di grassi saturi e preferire fonti di grassi insaturi.
Di seguito alcuni esempi di alimenti ricchi di grassi “buoni”:
- Pesce grasso (salmone, sgombro, tonno): ricco di omega-3.
- Olio extra vergine di oliva: una fonte eccellente di grassi monoinsaturi.
- Frutta secca (noci, mandorle) e semi (lino, chia).
- Avocado.
Come Riconoscere le Fake News sull’Alimentazione
In un’epoca in cui siamo costantemente bombardati da informazioni, distinguere le notizie vere da quelle false è diventato più importante che mai, soprattutto quando si parla di alimentazione. Le fake news nutrizionali possono influenzare le scelte alimentari, spesso portando a comportamenti insalubri o a spese inutili per diete o prodotti miracolosi. Ma come possiamo riconoscere e difenderci da queste informazioni fuorvianti?
Ecco alcuni consigli pratici per identificare e smascherare le fake news sull’alimentazione.
Verifica delle fonti
Un’informazione è affidabile solo se proviene da una fonte autorevole. Ma come possiamo verificare la fonte?
Consigli pratici per verificare le fonti:
Controlla l’autore
>> Chi ha scritto l’articolo o condiviso l’informazione? È un professionista qualificato, come un medico dietologo o un biologo nutrizionista o un dietista, o una persona senza formazione specifica?
Fai una ricerca incrociata
>> Controlla se altre fonti affidabili riportano la stessa informazione. Se trovi discrepanze, è probabile che la notizia non sia corretta.
Valuta il sito web o la piattaforma
>> Prediligi fonti ufficiali e istituzionali, come università, enti di ricerca o organizzazioni sanitarie. Google Scholar, PubMed e ResearchGate sono ottimi strumenti per accedere a studi scientifici affidabili. Diffida di blog personali o siti che promuovono prodotti specifici.
Evita i titoli sensazionalistici
>> Le fake news spesso utilizzano titoli accattivanti o esagerati per attirare l’attenzione. Parole come “miracoloso” o “rivoluzionario” sono segnali d’allarme. Non fermarti ai titoli o alle prime righe.
Verifica la data
>> Le informazioni nutrizionali possono cambiare nel tempo con nuove ricerche. Assicurati che la fonte sia aggiornata. Non tutto ciò che viene condiviso sui social media o che si legge su internet è vero. È importante verificare sempre prima di condividere, al fine di limitare anche noi stessi la diffusione di fake news.
Affidabilità degli studi scientifici citati
Molte fake news cercano di sembrare credibili citando studi scientifici. Ma non tutti gli studi sono affidabili o interpretati correttamente. Come valutare gli studi scientifici: Controlla la fonte dello studio- È stato pubblicato su una rivista scientifica?
- Spesso i titoli sensazionalistici travisano i risultati degli studi. Cerca di leggere il testo completo dello studio per capire cosa è stato realmente scoperto.
- È stato condotto su esseri umani, animali o in laboratorio? Gli studi sugli animali o in vitro non sempre sono applicabili agli esseri umani.
Consultazione di esperti e nutrizionisti
Quando si è in dubbio, il consiglio migliore è rivolgersi a un esperto. I professionisti qualificati, come medici dietologi, biologi nutrizionisti e dietisti, possono fornire spiegazioni chiare e basate sulla scienza.Conclusione: Educazione e Scelte Consapevoli
Le fake news in ambito nutrizionale possono generare confusione e portare a scelte alimentari sbagliate, compromettendo il benessere e la salute. Dalle false credenze sui carboidrati e i grassi, fino ai miti legati al glutine, al miele e ai dolcificanti, abbiamo visto come molte di queste informazioni siano spesso prive di fondamento scientifico. È fondamentale distinguere i fatti dalla disinformazione, affidandosi a fonti autorevoli e professionisti qualificati.
L’educazione alimentare è la chiave per sviluppare un approccio critico e consapevole verso ciò che leggiamo e ascoltiamo. Verificare le fonti, consultare studi scientifici e rivolgersi a esperti permette di fare scelte informate e personalizzate, senza cedere alle mode o ai titoli sensazionalistici.
Come consumatori, abbiamo il potere di contribuire a un’informazione più corretta: condividendo contenuti affidabili, evitando di diffondere notizie non verificate e promuovendo una cultura della consapevolezza alimentare.
Se si hanno dubbi o si desidera approfondire temi legati alla nutrizione, è importante affidarsi ad uno specialista del settore. L’alimentazione non è solo una questione di scelte individuali, ma uno strumento fondamentale per il nostro benessere. Insieme, possiamo combattere la disinformazione e costruire una cultura alimentare più solida e informata.
Una scelta consapevole oggi è un passo verso una salute migliore domani!
Bibliografia
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